Privacy e tecnologia, tra norme e sfide

Regolamenti e norme riusciranno a tenere il passo del progresso tecnologico? Risponde l’avvocato Riccardo Abeti, esperto nelle materie di diritto dell’ICT, della privacy e della videosorveglianza

Tecnologia e vulnerabilità ai dati personali o privati viaggiano di pari passo? Accenture e l'Istituto Ponemon hanno da poco pubblicato gli esiti di una ricerca secondo cui, nel 2017, il costo medio che le aziende devono sostenere a causa della criminalità informatica è salito a 11,7 milioni di dollari per impresa, aumentato del 23% rispetto al 2016 in cui il costo medio era stato di 9,5 milioni di dollari. Non solo: si è notato un incremento del 62% negli ultimi cinque anni. 

Questi dati fanno decisamente riflettere per capire cosa occorra fare per tutelare la privacy, personale e aziendale. E qui entra in gioco il valore della legge, sotto forma di leggi o norme. O di Regolamento europeo in materia di protezione dei dati personali, introdotto di recente ma definitivamente applicabile in via diretta in tutti i Paesi dell’Unione Europea dal 25 maggio 2018. 

Per comprendere meglio il tema e le sue implicazioni, abbiamo posto alcune domande a Riccardo Abeti, avvocato socio di EXP Legal – Associazione Professionale, specializzato nelle materie del diritto dell’ICT, Data protection e Responsabilità amministrativa degli enti. Abeti durante IlluminoTronica (Padova, 12-14 ottobre) tratterà il tema “Novità in tema di videosorveglianza e privacy. Cosa sapere con l’arrivo del nuovo regolamento europeo” (13 ottobre, ore 14-15.30).

Riccardo_Abeti_092017Nel complesso, la tecnologia è da considerare più un’alleata nel proteggere la privacy oppure una sua nemica? 

È un bel dilemma. Direi comunque che sì, può contribuire a proteggere meglio la nostra privacy a patto che sia progettata e installata considerando ogni aspetto. Certamente la quantità di informazioni disponibili grazie alla tecnologia è di per sé una vulnerabilità per la tutela dei dati. Pensiamo solo all’immagine catturata da un video: fino a non molti anni fa avremmo dovuto riguardarla più volte per darle un’identificazione certa. Oggi può essere gestita e analizzata in modo decisamente più rapido. Ciò da una parte contribuisce al progresso e offre benefici per molteplici fattori, dall’altro può costituire una minaccia alla nostra libertà.

Dato il progresso tecnologico, in continua evoluzione, la normativa come può reggere il passo?

Spesso la normativa, prescritta dal legislatore o dal regolamentatore, tende ad andare molto nello specifico; questo aspetto se, da una parte, può agevolare il lavoro degli addetti ai lavori, semplificando o limitando il campo di applicazione, dall’altro rischia di diventare obsoleta rispetto all’evoluzione tecnologica. In realtà se la legge è sufficientemente astratta riesce a contemplare l’evoluzione; invece, se tende ad andare troppo nello specifico rischia di essere superata dalle novità. La violazione di un sistema di un’auto a guida autonoma è un accesso abusivo già previsto dal nostro ordinamento. Se invece si va a contestualizzare la violazione con un disposto legislativo dedicato, rischia di diventare vecchia non appena la tecnologia progredisca.

In materia di telecamere intelligenti e droni, ovvero il versante tecnologicamente, ci sono già norme ad hoc?

Sui droni sono in via di sviluppo dei regolamenti a livello europeo, mentre a livello nazionale ne abbiamo già uno, adottato dall’Enac (Ente nazionale aviazione civile), considerato tra i primi al mondo e adottato anche a livello europeo; il problema è che non sempre si può applicare il criterio di astrattezza di cui parlavo prima. Nel caso dei droni, il ventaglio di differenze e possibilità è talmente ampio – pensando al giocattolo da pochi euro a mezzi per scopi bellici del valore di svariati milioni di euro – che è bene riuscire a definire nello specifico vincoli e scopi di impiego.

Leggi, regolamenti e norme europee in materia di privacy e videosorveglianza quali aspetti privilegiano e come si caratterizza maggiormente l’azione?

La legge, intesa nel senso di tutela della riservatezza dei dati personali, punta molto sull’azione dell’informazione, da un lato, e del suo controllo, dall’altro. In realtà, c’è una burocratizzazione tale che spesso le informative sommergono gli interessati che rischiano di non avere più sensibilità a proposito oppure sono standardizzate, rendendo vano il loro scopo.

A proposito di tecnologia, l’Internet of Things potrà aiutare nella tutela della privacy e della informazione?

Un esempio può essere di aiuto: nel caso delle lavatrici di ultima generazione, i dati possono essere scaricati dal manutentore autorizzato che può così analizzarli e comprendere gli eventuali problemi di funzionamento. Siamo nel campo di dati assolutamente impersonali. Tuttavia, nel momento in cui dall’analisi si dedurrà un uso improprio dello strumento, ci troveremo di fronte a situazioni che possono comprendere situazioni delicate, quali la negazione della garanzia con tutto ciò che comporta. Pensiamo poi allo smartphone e ai dati rilevabili: anche in questo caso ce ne sono di assolutamente impersonali e non lesivi della privacy ma se si comincia a considerare la possibilità di geolocalizzazione o di monitoraggio dei dati sensibili quali, ad esempio, la frequenza cardiaca, si entra in un ambito di riservatezza su cui l’interessato potrebbe non avere il controllo.

Nel complesso, dubito che l’IoT possa avere un ruolo nella tutela delle informazioni, mentre lo può avere nella sicurezza delle persone o nella personalizzazione dei servizi che ci verranno forniti. Ma c’è da considerare anche l’altra faccia della medaglia, rappresentato da una maggiore ingerenza nella nostra sfera personale. Da qui un’azione di controllo anche a livello normativo sarebbe davvero opportuna.

 

Andrea Ballocchi
Informazioni su Andrea Ballocchi 10 Articoli
Giornalista freelance, si occupa da anni di tematiche legate alle energie rinnovabili ed efficienza energetica, edilizia e in generale a tutto quanto è legato al concetto di sostenibilità. Appassionato praticante di ciclismo, è autore del libro “Una vita da gregario” (La Memoria del Mondo editrice, prefazione di Vincenzo Nibali) e di un manuale “manutenzione della bicicletta”, edito da Giunti/Demetra.