Geotermia, una promessa che non può essere mancata

Fonte energetica dalle potenzialità enormi, la geotermia cresce, lentamente, nel mondo. In Italia, patria storica, le opportunità ci sono, ma occorre crederci

geotermia Larderello

Nel panorama energetico complessivo, la geotermia non riscontra una grande attenzione, non solo a livello italiano ma anche mondiale. Eppure non dovrebbe essere così vista la gran fame energetica e la sua potenziale capacità di contribuire a soddisfarla.

Varrebbe la pena considerarla maggiormente perché le potenzialità inespresse dalla geotermia sono davvero elevate. Quanto? Durante quello che è stato il “più grande meeting ministeriale sulla geotermia”, andato in scena lo scorso settembre in Italia, a Firenze, 22 Paesi si sono impegnati a lavorare insieme per riuscire a sbloccare più di 200 GW di potenziale geotermico. Un quantitativo importante, ma un obiettivo conseguibile.

Basti considerare che l’energia geotermica rappresenta oggi lo 0,3% delle capacità installate nel mondo che utilizzano fonti rinnovabili. Ma “una volta coperti i costi di avviamento, è però una fra le meno costose fonti energetiche da rinnovabili che esistano”, segnala il Ministero dello Sviluppo economico.

Nella stessa occasione del summit della Global Geothermal Alliance (Gga), è stato anche rilevato il suo impatto ambientale contenuto: il direttore generale dell’International Renewable Energy Agency (Irena), Adnan Z. Amin, segnalava infatti il suo “enorme potenziale per la generazione di energia a basse emissioni di carbonio e l’uso diretto in riscaldamento e raffreddamento“, affermando inoltre che attualmente è possibile sfruttare solamente il 6% del potenziale geotermico accertato. Per questo fanno ben sperare gli obiettivi che si è posta l’Alleanza globale durante il meeting fiorentino e che passano dall’aumento del 500% globale di capacità installata per la produzione di energia geotermica e da un incremento del 200% nel riscaldamento geotermico entro il 2030.

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Geotermia, l’andamento in Europa…

GeotermiaA supportare queste previsioni, quanto meno a livello europeo, ci sono i dati del report 2016 pubblicato questo mese dall’EGEC – European Geothermal Energy Council relativo al mercato. Innanzitutto negli ultimi cinque anni (2012-2016) l’utilizzo dell’energia geotermica, in particolare per il caldo, è aumentato in modo lento ma costante in tutta Europa. Si parla di 51 nuovi impianti entrati in funzione nel quinquennio considerato, pari a un indice di crescita medio annuo del 10%.

Lo stesso report illustra, inoltre, la situazione in Europa: qui si contano più di 100 centrali geotermiche con una capacità installata pari a circa 2,5 GWe nel 2016 (di cui 1 GWe nell’Unione Europea), in grado di produrre ogni anno circa 15 TWh di energia elettrica. L’analisi fa ritenere che la capacità installata sul continente crescerà a circa 3 GWe nel 2020.
Andando nello specifico, la bassa entalpia è di gran lunga il più grande mercato. Tuttavia il tasso di crescita a livello di installazione è in decrescita; intanto però di parla di una capacità installata di oltre 20 GWth raggiunta alla fine del 2015, distribuita in più di 1,7 milioni di impianti in Europa.

… e lo stato dell’arte in Italia

Veniamo più in particolare in Italia, considerata nello stesso report come “casa tradizionale della geotermia”. Un valore storico motivato dal fatto che attorno alla metà dell’Ottocento François Jacques de Larderel mise a punto il sistema di sfruttamento industriale, in terra Toscana, il vapore emesso dai soffioni boraciferi.  Nei primi del Novecento fu proprio nel nostro Paese che l’energia geotermica fu utilizzata per la prima volta per produrre energia elettrica.

Oggi il Belpaese è tra i maggiori produttori mondiali: segnala l’Unione Geotermica Italiana (UGI) che a livello geotermoelettrico in Europa contribuisce con circa la metà (5660 GWe) degli 11.253 gigaWatt elettrici, e a livello mondiale è la sesta potenza, dietro a USA (16.600 GWe), Filippine (9646), Indonesia (9600), Nuova Zelanda (7000) e Messico (6071), stessa posizione detenuta anche in termini di potenza installata.

Tutto bene, quindi? La risposta più esatta è: potrebbe andare decisamente meglio. Innanzitutto spesso incontra l’ostracismo pubblico (per esempio, in Toscana, terra geotermica per eccellenza, i comitati del NO sono numerosi), ma anche un sostegno non sufficiente a livello politico e normativo.

Per capire meglio questa tendenza si può partire dalle considerazioni della stessa UGI a proposito del documento di consultazione SEN 2017, circa il potenziale ruolo energetico della geotermia in Italia.

L’UGI fa notare come le risorse idrotermali – quelle legate all’alta entalpia, per intenderci – hanno un limite territoriale di circa 1500 kmq, concentrate prevalentemente in Toscana. In ogni caso esse forniscono complessivamente una potenza poco sotto i 1000 MW e una produzione di circa 6 TWh, “pari al 6% della produzione da rinnovabili e al 2% della produzione totale”, secondo i dati 2015.

Tuttavia esiste in Italia un potenziale geotermico molto maggiore nei cosiddetti sistemi geotermici non convenzionali quali: fluidi ipercritici; sistemi magmatici; salamoie calde; sistemi geopressurizzati; EGS. Essi sono tutti presenti nel territorio nazionale e che, “fatti oggetto sollecitamente di una sistematica attività di ricerca e sviluppo, potrebbero divenire industrialmente produttivi entro poco più di 10 anni”, con un potenziale produttivo “sicuramente oltre 10 volte quello del parco geotermico attuale”, dell’ordine quindi di almeno 10.000 MW di potenza e produzione maggiore ai 70 TWh.

Cosa fare per lo sviluppo della geotermia in Italia, secondo l’UGI

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Rappresentazione schematica di un sistema geotermico – Fonte UGI

L’UGI caldeggia un maggiore sviluppo e sostegno della risorsa geotermica, anche alla luce del fatto che vige l’obiettivo di centrare gli obiettivi ambientali e di de-carbonizzazione al 2030, “in quanto energia rinnovabile e sostenibile, e contribuisce all’efficienza energetica con gli usi diretti del calore geotermico”. Oltre a sottolineare l’importanza di incentivare una politica d’innovazione in grado di ottimizzare ulteriormente il prelievo del calore dal sottosuolo, segnala anche quale limite a un ulteriore sviluppo della geotermia il fatto che essa risente particolarmente della mancanza di politiche abilitanti che eliminino le difficoltà regolatorie e procedurali e favoriscano l’autoconsumo.

Nel documento si evidenziano diversi aspetti tra i quali quello riguardante l’incremento della produzione energetica da geotermia.

“La sua eccessiva lentezza non è determinata dalla mancanza di risorsa, bensì dall’eccessiva difficoltà di autorizzazioni a procedere, dalla mancanza di incentivi adeguati agli impianti con pompe di calore geotermiche e schemi di certificazione degli impianti, dall’esiguo numero di installatori qualificati”, fanno sapere dall’Associazione nata per promuovere l’impiego, la ricerca, l’omogeneizzazione e la semplificazione delle procedure normative e ammnistrative e lo sviluppo della geotermia in Italia.

Tale sviluppo passa appunto, anche dalle migliorie della Strategia energetica nazionale: per esempio, dall’adozione di misure di sostegno e relativi meccanismi di accesso specifici per la geotermia, che – sottolinea – ha caratteristiche diversificate rispetto alle altre fonti energetiche. Infine, per quanto riguarda la produzione termica, sia in termini di riscaldamento che di raffrescamento, l’UGI rileva che il contributo della geotermia, oggi esiguo seppure in crescita, può essere largamente aumentato con adeguata regolamentazione delle misure di efficienza energetica negli edifici.

Andrea Ballocchi
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Giornalista freelance, si occupa da anni di tematiche legate alle energie rinnovabili ed efficienza energetica, edilizia e in generale a tutto quanto è legato al concetto di sostenibilità. Appassionato praticante di ciclismo, è autore del libro “Una vita da gregario” (La Memoria del Mondo editrice, prefazione di Vincenzo Nibali) e di un manuale “manutenzione della bicicletta”, edito da Giunti/Demetra.