Geotermia: GRETA un progetto UE per diffonderla nelle Alpi

Il cambiamento climatico colpisce in maniera particolare il territorio alpino. C’è bisogno quindi di un cambiamento delle abitudini energetiche che vada in direzione della sostenibilità ambientale. L’impiego delle fonti rinnovabili è un passo avanti significativo e, tra queste, la geotermia a bassa entalpia è potenzialmente molto interessante. Da qui nasce l’idea alla base di GRETA (near-surface Geothermal REsources in the Territory of the Alpine space), progetto europeo che raggruppa 12 partner tra centri di ricerca, università, enti locali e aziende. Tra queste c’è anche l’Italia, rappresentata dal Politecnico di Torino, Regione Lombardia e Arpa Valle d’Aosta.

La geotermia a bassa entalpia potrebbe soddisfare in modo green i fabbisogni energetici del territorio dell’arco alpino che sconta elevati consumi e una forte dipendenza dai combustibili fossili – spiega Alessandro Casasso, ricercatore presso l’ateneo Torinese, insieme a Pietro Zambelli e Roberto Vaccaro, dell’istituto di ricerca EURAC – Non solo: l’arco alpino è un territorio con specificità e caratteristiche uniche e dove ci si attende un riscaldamento doppio rispetto alla media globale. La riduzione dell’innevamento si rifletterà non solo sul turismo, ma anche sulla disponibilità di acqua irrigua. Allo stesso tempo la macroregione alpina ha elevati consumi energetici e una forte dipendenza dai combustibili fossili: in particolare, per ragioni climatiche, gli edifici. Per questo motivo abbiamo puntato sulle pompe di calore geotermiche“.

In prospettiva, sono gli impianti di climatizzazione con le minori emissioni di gas serra, il minor consumo di energia primaria non rinnovabile, e non producono emissioni inquinanti in situ. Non è da dimenticare, infatti, che la Pianura Padana è una delle aree più inquinate d’Europa, anche a causa dei sistemi di riscaldamento.

Geotermia, il potenziale del territorio alpino

arco alpinoMa qual è il “giacimento” geotermico sfruttabile nel territorio interessato? “Posto che il potenziale geotermico è la potenza termica che il sottosuolo è in grado di erogare tramite una o più sonde a circuito chiuso, o tramite una coppia di pozzi separati (prelievo e re-iniezione) esso dipende quindi dalle caratteristiche del sottosuolo. In particolare, dalla conducibilità termica del terreno, per gli impianti con sonde, e dalla conducibilità idraulica della falda idrica, per gli impianti con pozzi, detti a circuito aperto” rispondono i tre ricercatori.

Studiare il potenziale geotermico serve per individuare le aree più adatta all’una e/o l’altra tipologia e capire quanto la geotermia può contribuire alla copertura dei fabbisogno energetico di un territorio.

“All’interno del progetto stiamo sviluppando un webGIS della macroregione alpina per evidenziare le aree in cui sono presenti criticità che sconsigliano l’uso di questa risorsa, o che quindi richiedono una maggior attenzione in fase di realizzazione delle sonde o dei pozzi”. A questo proposito sono state condotte delle analisi più approfondite e di dettaglio per sei casi studio distribuiti sull’arco alpino, valutando il potenziale geotermico con le due tecnologie, a circuito aperto e chiuso.

…e quello italiano

Geotermia progetto GretaL’Italia che potenziale esprime in proposito? La Pianura Padana ha dei vasti acquiferi superficiali sfruttabili con la tipologia a circuito aperto, ossia pozzi separati di estrazione e re-iniezione, che si sta diffondendo in città come Torino e Milano. Esempi sono il Museo Egizio appena restaurato e la nuova sede di Regione Lombardia.

“Nel progetto GRETA ci siamo focalizzati sulla Valle d’Aosta, che presenta un ottimo potenziale per le sonde geotermiche nella media e alta valle, e per gli impianti a circuito aperto nelle pianure alluvionali di Aosta e di Pont-Saint Martin”, afferma Casasso.

Ora, compiuto il primo anno di vita, e concludendosi a fine 2018, su cosa si concentrerà il lavoro dei partner GRETA da qui al termine del progetto?

“Stiamo completando il WebGIS che conterrà, per i casi studio del progetto, le mappe del potenziale geotermico e, per l’area alpina, le mappe delle caratteristiche geologiche locali che possono eventualmente interferire con la perforazione delle sonde geotermiche – evidenzia lo studioso del Politecnico di Torino – Stiamo studiando come rendere economicamente conveniente la climatizzazione geotermica, anche riducendo i costi di impianto che sono il “tallone d’Achille” di questa tecnologia”. Spiegano, inoltre, Zambelli e Vaccaro che Eurac Research sta lavorando per includere la geotermia nella pianificazione energetica di due regioni (Valle d’Aosta in Italia e Oberallgäu in Germania) e di un comune montano in Slovenia (Cerkno). “Sotto la guida dei nostri partner sloveni di GEOZS, stiamo elaborando linee guida per regolare il settore in modo da unire tutela dell’ambiente e tempistiche ragionevoli di approvazione degli impianti”.

Leggi e incentivi, l’Italia sulla geotermia è a due facce

Il quadro regolatorio nazionale non premia certo lo sviluppo della geotermia a bassa entalpia: “In Italia la legislazione a livello nazionale è praticamente inesistente ed è stata, di fatto, delegata alle regioni. Da sei anni infatti aspettiamo un decreto nazionale sulle sonde geotermiche“.

Ogni regione disciplina la materia in modo diverso: in Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige ci sono linee guida provinciali dove possono variare la procedura autorizzativa e le specifiche tecniche richieste. “Questa frammentarietà nei regolamenti rappresenta una difficoltà in più per i professionisti e può orientarli verso l’uso di soluzioni impiantistiche più sicure e facili per tempo ed esito dell’iter autorizzativo, a scapito della geotermia anche quando questa può essere la soluzione impiantistica e rinnovabile migliore”. Gli impianti a circuito aperto, inoltre, soggiacciono alla disciplina delle concessioni di derivazione idrica e di scarico in acqua, con tempistiche di approvazione che possono superare l’anno.

Gli incentivi in Italia, invece, sono generosi, ma riguardano solo le ristrutturazioni.

Per gli edifici nuovi ci sono invece gli obblighi di produzione da fonti rinnovabili negli edifici che possono dare un’importante contributo alla diffusione delle pompe di calore (geotermiche o ad aria), come è avvenuto in Svizzera dove la climatizzazione geotermica è diffusissima nelle nuove costruzioni.

Le pompe di calore rappresentano inoltre una soluzione efficiente per trasformare la domanda termica, coperta altrimenti dalle rinnovabili solo con il solare termico e la biomassa, in domanda elettrica, coperta da numerose fonti rinnovabili.

Lo spostamento da termico a elettrico della domanda energetica può rappresentare un passaggio importante per la sostenibilità dell’intero sistema energetico, permettendo di utilizzare i picchi di produzione da energie rinnovabili, come il fotovoltaico e l’eolico, per la produzione di energia termica. In questo modo si incrementerebbe anche la stabilità della rete e si ridurrebbe il bisogno di sistemi di stoccaggio elettrico. Purtroppo però l’Italia ha il prezzo dell’energia tra i più cari d’Europa e questo ostacola la diffusione delle pompe di calore” concludono i ricercatori.

Andrea Ballocchi
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Giornalista freelance, si occupa da anni di tematiche legate alle energie rinnovabili ed efficienza energetica, edilizia e in generale a tutto quanto è legato al concetto di sostenibilità. Appassionato praticante di ciclismo, è autore del libro “Una vita da gregario” (La Memoria del Mondo editrice, prefazione di Vincenzo Nibali) e di un manuale “manutenzione della bicicletta”, edito da Giunti/Demetra.