Carenze energetiche e meccanismi Ue: strada spianata ai combustibili fossili?

Le critiche di Climate Action Network Europe ai nuovi meccanismi di capacità in caso di carenze energetiche, che consentirebbero investimenti in combustibili fossili

sistema energetico

Un’approvazione accompagnata da perplessità e timori quella dei meccanismi di capacità per la produzione di energia elettrica in caso di carenze energetiche per Belgio, Francia, Germania, Grecia, Italia e Polonia.

Se per la Commissione europea le misure contribuiranno a garantire la sicurezza dell’approvvigionamento, salvaguardando la concorrenza nel mercato unico, secondo Climate Action Network Europe (CAN Europe) i meccanismi potrebbero compromettere in maniera significativa il viaggio europeo verso gli obiettivi dell’accordo sul clima di Parigi, in quanto consentirebbero, nel caso specifico della Polonia, investimenti in centrali elettriche a combustibili fossili.

A differenza di Germania e Belgio, per cui gli schemi riguardano riserve strategiche temporanee, disponibili solo in caso di emergenza, Italia e Polonia sono attualmente autorizzate a istituire i meccanismi necessari a compensare problemi di fornitura a livello strutturale. In altre parole, i fornitori di capacità potranno “vendere” la propria disponibilità a produrre energia elettrica oppure, nel caso degli operatori che gestiscono la domanda, a ridurne i consumi.

L’Italia, dal canto suo, avrebbe già evidenziato la scarsa probabilità di investimenti in nuove centrali di produzione energia, mentre in un quadro politico-economico differente, come quello della Polonia, si potrebbero registrare investimenti di fondi pubblici nella realizzazione di impianti a carbone e nell’ampliamento di quelli esistenti.

Una tesi sostenuta anche dal think-tank polacco WiseEuropa che prevede, nei prossimi dieci anni, spese di denaro pubblico per 6 miliardi di euro in questa direzione.

Meno combustibili fossili e più coerenza su clima ed energia

“Il via libera della Commissione europea a corpose sovvenzioni per i combustibili fossili è nettamente incoerente con l’imperativo di eliminare gradualmente in Europa la produzione di energia da tali fonti entro il 2030, come fissato dall’accordo di Parigi – commenta Joanna Flisowska, Coal Policy Coordinator di CAN Europe -. Si tratta di un’enorme “svendita” all’industria del carbone polacca, a discapito dei contribuenti e del clima. Ritengo di vitale importanza che l’Ue corregga questo errore e assicuri, in fase di negoziati sul pacchetto “Energia Pulita”, che queste realtà non possano più ricevere denaro pubblico. Accogliamo invece positivamente il carattere temporaneo delle misure approvate dalla Commissione europea, che saranno revisionate in base al risultato dei negoziati”.

In risposta al preoccupante scenario evocato dalle misure approvate il 7 febbraio, CAN Europe ha chiesto al Parlamento europeo più coerenza nelle politiche comunitarie legate a clima ed energia, e maggiore attenzione, nel dibattito sul pacchetto “Energia Pulita”, alla progressiva eliminazione dei sussidi per i combustibili fossili. Già il 21 febbraio si dovrebbe conoscere la posizione della commissione per l’industria del Parlamento, mentre il responso della plenaria è atteso entro marzo. Partiranno in seguito i negoziati trilaterali tra Parlamento, Consiglio e Commissione riguardanti le nuove e tanto attese norme sul mercato dell’elettricità.

Maria Cecilia Chiappani
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Copywriter e redattore per riviste tecniche e portali dedicati a efficienza energetica, elettronica, domotica, illuminazione, integrazione AV, climatizzazione. Specializzata nella comunicazione e nella promozione di eventi legati all'innovazione tecnologica.