L’esperto: risponde Impianti a Livelli

Rubrica di approfondimento tecnico-normativo realizzata dagli esperti Impianti a Livelli (Associazione Componenti e Sistemi per Impianti CSI). Oggi si parla di ricarica elettrica

Impianti a Livelli CSI Anie

impianti a livelliRicarica elettrica: come cambierà la nostra vita

Risponde Impianti a Livelli (Associazione Componenti e Sistemi per Impianti CSI)
Molti dei miei clienti mi chiedono informazioni sull’auto a ricarica elettrica perché sono interessati all’acquisto. Sono però indecisi perché non sanno esattamente cosa fare per effettuare la ricarica collegandosi all’impianto elettrico domestico e quali sono i costi da sostenere per l’installazione privata di un dispositivo di ricarica.

Innanzitutto è bene sapere che la ricarica di un veicolo elettrico (EV) può avvenire anche collegandosi ad una presa domestica standard; ma ciò non è possibile per le automobili la cui ricarica va effettuata in modo sicuro, veloce ed efficace attraverso unità di ricarica dedicate (sia in contesti condominiali che in box privati).

Sul mercato sono disponibili differenti soluzioni sia da parete, sia da pavimento, con potenze che arrivano fino a 22 kW. Inoltre, non è necessario nè installare un nuovo contatore dedicato, nè richiedere particolari autorizzazioni o permessi, nè tantomeno sottoscrivere un nuovo contratto di fornitura con il gestore dell’energia: gli impianti da 3 kW rappresentano oggi il principale punto di ricarica per la maggioranza dei possessori di EV, risultando dunque sufficienti per le ricariche notturne prolungate – quando le altre utenze elettriche importanti non risultano attive e dunque non causano disservizi. Solo in alcuni casi, in base alle necessità dell’utente, può essere necessario chiedere un aumento della potenza di fornitura.

Esiste uno standard italiano o europeo per le stazioni di ricarica elettrica?

Per le stazioni di ricarica esistono due normative internazionali di riferimento:

  • la IEC61851-1 definisce quattro differenti modi di ricarica. Il modo 1 descrive il collegamento diretto del veicolo elettrico alle normali prese di corrente, adatta solo ad e-bike e ad alcuni veicoli leggeri (ma non auto elettriche). Il modo 2 si riferisce sempre alla ricarica domestica (o comunque in ambienti non aperti a soggetti terzi), prevedendo un dispositivo di controllo sul cavo (PWM) che garantisce la sicurezza del processo di ricarica per tutti gli EV. Il modo 3 è obbligatorio negli ambienti pubblici ed impone l’utilizzo di connettori specifici per la ricarica (lenta o rapida) in AC dei veicoli elettrici; il dispositivo PWM è integrato nella stazione di ricarica. Il modo 4 definisce la ricarica più rapida in DC con connettori specifici per veicoli elettrici;
  • la IEC62196 stabilisce i connettori specifici per i veicoli elettrici sia in AC (Tipo 1, Tipo 2, Tipo 3A, Tipo 3C) che in DC (CHAdeMO e CCS COMBO2). Nel 2013 i Paesi UE hanno scelto di ricorrere ad uno standard unico per le ricariche degli EV in AC che prevede il ricorso alle prese e ai connettori di TIPO 2. In DC sono attualmente in utilizzo entrambi gli standard CHAdeMO e CCS COMBO2.
    Inoltre, per gli impianti elettrici che alimentano gli EV, è in vigore la Sezione 722 della norma impianti CEI 64-8.
Sono già stati introdotti dei vantaggi fiscali per le auto elettriche?

La situazione è ancora in evoluzione. Ad oggi non sono ancora stati introdotti dal legislatore italiano incentivi per l’acquisto di EV, tuttavia sono previsti alcuni importanti vantaggi.

In molte regioni italiane, ad esempio, i possessori di veicoli elettrici non hanno l’obbligo del pagamento del bollo per i primi 5 anni e negli anni successivi devono pagare solamente 1/4 dell’importo previsto per un’auto a benzina con pari cavalli fiscali. A questo si aggiunga che le auto elettriche possono accedere liberamente a tutte le ZTL (Zone a Traffico Limitato) delle grandi città e non hanno l’obbligo di pagamento del parcheggio nelle strisce blu.

Il vantaggio più significativo riguarda il costo della ricarica degli EV. Il parametro da considerare per capire i consumi è il rapporto km/kWh. Mediamente, 1 kWh costa in bolletta circa 0,25 Euro e, sempre indicativamente, per percorrere 100 km sono necessari circa 15 kWh. Questo significa che con una spesa compresa fra i 3,5 e i 4,5 Euro si possono percorrere circa 100 km.

 

Nota bene: La rubrica fornisce solo indicazioni informative di carattere generale e le risposte non sono sostitutive di pareri resi da professionisti a clienti.

Redazione
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