Il controllo microclimatico tutela le opere d’arte

Per proteggere capolavori dell’arte serve il controllo microclimatico. Lo spiega un esperto, che illustra tutti gli aspetti da considerare, tecnologici e non

controllo microclimatico Ferretti Impianti

Immaginatevi di tenere in mano La ragazza con l’orecchino di perla di Jan Vermeer oppure uno dei disegni di Leonardo da Vinci e di doverlo difendere. Non dai ladri, ma dall’aria: questo miscuglio di gas e vapori è fondamentale per la vita, ma può essere un insidioso nemico per un capolavoro della pittura o anche della scultura se non si mantengono determinate condizioni.

Quando assistiamo a una mostra e guardiamo un dipinto protetto da un vetro, dietro c’è molto di più che una semplice installazione. C’è una profonda competenza unita all’impiego delle tecnologie più adeguate per tutelare un quadro o una statua.

«La principale difficoltà da affrontare è che un’opera d’arte… non parla. Se in un ambiente standard, come un’abitazione o un ufficio, le persone che lo vivono possono fornirci feedback preziose per migliorare il comfort, nel caso di un quadro occorre porre tutte le attenzioni possibili per mantenerlo nelle condizioni ideali. La tutela di un’opera d’arte è un lavoro di squadra, che comprende anche 10/15 persone, tra cui il curatore della mostra, i sovrintendenti artistici e altre figure specializzate, oltre a noi che ci occupiamo del controllo microclimatico». A illustrarci il “dietro le quinte” è Davide Ferretti, titolare della Ferretti Impianti, un’azienda bolognese che si è fatta conoscere e apprezzare per importanti lavori che hanno riguardato, per esempio, la mostra di Vermeer a Bologna o quella dedicata ai disegni di Leonardo.

Controllo microclimatico: umidità, temperatura e tanta competenza

Ma come si attua la tutela di un bene così importante attraverso il controllo microclimatico?
Palazzo Fava«Il primo approccio è un confronto tecnico con chi si occupa della cura del bene, che può essere l’archeologo, il direttore del museo o un tecnico in grado di fornire risposte sul bene. Nel caso di un quadro le informazioni utili riguardano il tipo di pittura, di tela e di cornice. Se invece si tratta di un affresco all’interno di un certo ambiente con determinate condizioni che ne hanno permesso il suo mantenimento naturale, occorre ricrearle».

A quest’ultimo proposito racconta di un recente caso di un ritrovamento di un Cristo dell’XI secolo, celato per mille anni all’interno di una cripta di una chiesa bolognese e scoperto per caso durante i lavori di manutenzione all’edificio. «Abbiamo realizzato una teca di vetro in grado di evitare lo scambio d’aria col piano superiore, climatizzandolo e ripristinando lo stesso grado di temperatura e umidità».

Analoga situazione si ripresenta quando arrivano opere d’arte di un museo per essere accolte e installate in una mostra, dove devono essere mantenuti gradi centigradi e igrometrici, evitando che l’afflusso degli spettatori possa modificare tali parametri. «Per La ragazza con l’orecchino di perla sono stati necessari 19 °C e 55% di umidità relativa: è solo un esempio per segnalare che ogni bene artistico ha una sua storia e un microclima da rispettare», sottolinea Ferretti.

Il ruolo della tecnologia nel controllo microclimatico

La ragazza con l’orecchino di perla
La ragazza con l’orecchino di perla di Johannes Vermeer – collezione Mauritshuis, The Hague

A livello tecnologico i punti salienti del controllo microclimatico sono diversi: «serve un impianto di climatizzazione su misura, oltre a un apparato elettronico per individuare il giusto apparecchio con quelli sul mercato; a questi va collegato hardware e software, tramite un pc, per monitorare tutti i parametri. È un lavoro “sartoriale” di cui tenere conto, considerando che a tutte le varie parti occorre poter metterci mano in ogni momento, anche di notte al buio. Quindi l’alloggiamento delle unità esterne è approntato in modo da affrontare un intervento anche in condizioni di scarsa luminosità».

L’adozione di determinate soluzioni va sempre spiegata ai responsabili della tutela del bene e non è detto che sia immediatamente compresa la scelta di un impianto. «In un caso abbiamo dovuto spiegare a un sovrintendente che la scelta di una tecnologia di climatizzazione non doveva essere considerata come un abuso edilizio, ma come una scelta necessaria per tutelare l’opera d’arte al meglio», rivela Ferretti.

Tra le soluzioni più indicate per “fare il giusto fresco” entra in gioco il refrigerante: «noi impieghiamo prevalentemente il freon, gas che debitamente utilizzato permette di garantire le migliori condizioni e la giusta costanza climatica. Per rispettare le normative, adottiamo le soluzioni tecnologiche più appropriate, come i sensori a infrarossi per scongiurare qualsiasi pericolo di fumo o incendio e in ogni caso adottiamo i migliori sistemi per evitare possibili perdite. Il monitoraggio da remoto permette un controllo in tempo reale e, nel caso, un intervento rapido ed efficace».

IoT e hi-tech per la tutela dell’arte

In futuro entreranno sempre più in gioco anche Intelligenza artificiale e Internet of Things ad aiutare nella tutela: «malgrado si debba sempre conciliare con le possibilità di budget del committente, pubblico o privato, la penetrazione dell’innovazione tecnologica e della digital transformation anche in materia di conservazione dei beni artistici è solo questione di tempo e sappiamo quanto corra l’evoluzione nel mondo dell’elettronica. Oggi, come già accennato, tutti i nostri impianti sono gestiti da remoto», afferma il titolare dell’azienda bolognese che si occupa anche di soluzioni di smart building oltre che di climatizzazione e installazione d’impianti a energie rinnovabili.

Attualmente Ferretti Impianti sta lavorando per una prossima mostra presso una galleria privata che ha richiesto un sistema hi-tech per preservare i quadri esposti: «nel caso di un sisma, ci è stato richiesto che le teche protettive dei dipinti siano isolante dal contesto e che il clima venga dimensionato su misura dell’opera. Per questo adotteremo un impianto ridondante con un circuito di scambio».

Andrea Ballocchi
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Giornalista freelance, si occupa da anni di tematiche legate alle energie rinnovabili ed efficienza energetica, edilizia e in generale a tutto quanto è legato al concetto di sostenibilità. Appassionato praticante di ciclismo, è autore del libro “Una vita da gregario” (La Memoria del Mondo editrice, prefazione di Vincenzo Nibali) e di un manuale “manutenzione della bicicletta”, edito da Giunti/Demetra.