Green New Deal: le belle ma generiche parole del nuovo governo

Nel suo discorso alle camere il riconfermato premier Conte ha esaltato lo sviluppo sostenibile e la cultura del riciclo senza però entrare nel merito delle future leggi

Camera dei deputati discorso insediamento e Green New Deal Giuseppe Conte

Un partito che subentra ad un altro, Pd al posto della Lega, per governare insieme al Movimento 5 Stelle con lo stesso premier: la nascita del nuovo governo ha suscitato interesse e polemiche non solo negli addetti ai lavori ma anche e soprattutto fra i cittadini. E se non è questa la sede per addentrarsi nell’analisi politica, di certo lo è per quanto riguarda ciò che il nuovo esecutivo potrà fare (e non fare) in tema di green economy.

Cominciamo dalle parole pronunciate dal presidente del Consiglio prima di ricevere la fiducia alle Camere: “Ci adopereremo affinché la protezione dell’ambiente e delle biodiversità, e auspico anche dello sviluppo sostenibile, siano inseriti tra i principi fondamentali del nostro sistema costituzionale – ha dichiarato Giuseppe Conte -. Tutto il sistema produttivo dovrà orientarsi verso la promozione di prassi socialmente responsabili per rendere più efficace la transizione ecologica verso un sistema produttivo di economia circolare”. Non solo, il riconfermato premier si è spinto ad evocare un “Green New Deal” preconizzando l’avvento di “una cultura del riciclo capace di dismettere definitivamente la cultura del rifiuto”.

Tutto bene, dunque, con l’Italia che si candida a diventare il paradiso dello sviluppo sostenibile? Non esattamente, anche perché l’esperienza purtroppo ci insegna che mai come nel nostro Paese fra il dire e il fare c’è di mezzo… Un sospetto che lo stesso presidente del Consiglio non è stato capace di cancellare nel citato discorso d’insediamento, visto che al di là dei suoi proclami ecologisti non ha fornito indicazioni più precise sui provvedimenti “green” che l’esecutivo da lui guidato si propone di affrontare nei mesi e negli anni a venire, con una legislatura che, se portata a termine, andrà a scadenza nel 2023.

Green new deal, una nuova strada verde che include economia circolare, lotta ai cambiamenti climatici, sostenibilità, rinnovabili…

Stop alle trivelle l’unico impegno concreto

Presidente del consiglio Giuseppe ConteIn realtà, a dirla tutta, un provvedimento il presidente del consiglio Giuseppe Conte lo ha annunciato: “Questo governo introdurrà una normativa che non consenta più il rilascio di nuove concessioni di trivellazione per l’estrazione di idrocarburi. Chi verrà dopo di noi se mai vorrà assumersi l’irresponsabilità di far tornare il Paese indietro, dovrà farlo modificando questa norma di legge”. Il che, viste le premesse dialettiche di cui sopra, ci sembra davvero il minimo da cui partire per percorrere la lunga strada dello sviluppo sostenibile.

Tanto più che per il fossile tira (finalmente) una brutta aria a livello continentale, se è vero che la Bei, Banca europea per gli investimenti, intende smettere di finanziare progetti relativi ai combustibili fossili entro la fine del 2020.

Nulla è invece dato sapere su ciò che l’esecutivo intende fare per l’anno prossimo, quindi a partire dall‘imminente Legge di Bilancio, a beneficio delle imprese che operano nella green economy. In particolare, sarebbe auspicabile una rimodulazione del sistema degli incentivi, con sgravi fiscali e ammortamenti mirati, in coerenza con l’assunto “contiano” della cultura del riciclo che deve sostituire quella del rifiuto. Si tratta, in sostanza, di premiare economicamente le aziende che producono secondo un’economia circolare, fin qui non troppo considerate, a parte qualche beneficio aggiuntivo in termini di iperammortamento previsto nel piano Industria 4.0 del 2017.

Nuove norme sulle rinnovabili dopo l’intervento Ue?

Per quanto riguarda le rinnovabili, il premier non ha parlato di ulteriori passi normativi dopo il varo, nel mese di luglio, del decreto FER1. Quest’ultimo è il provvedimento che ha l’obiettivo di sostenere la produzione di energia da fonti rinnovabili per il raggiungimento dei target europei al 2030 grazie all’incentivazione della diffusione di impianti fotovoltaici, eolici, idroelettrici e a gas di depurazione. Il decreto si pone l’obiettivo di aumentare la produzione da fonti rinnovabili di circa 12 miliardi di kWh, con investimenti attivati stimati nell’ordine di 10 miliardi di euro, ma non per questo consente all’esecutivo appena insediato di dormire sonni tranquilli.

Infatti, la Commissione europea sembra intenzionata nel breve periodo a spostare i paletti, alzando la percentuale del taglio delle emissioni climalteranti al 2030 dal 40% al 50-55%. Un intervento che costringerebbe comunque il governo italiano a rimettere mano alle normative sulle fonti rinnovabili. E, come si dice, meglio prevenire che curare…

Marco Ventimiglia
Informazioni su Marco Ventimiglia 26 Articoli
Giornalista ed esperto di tecnologia