Le isole minori sono pronte alla transizione energetica

Energia fotovoltaica, eolica, da moto ondoso, geotermica: le isole minori sono pronte a diventare green passando dai fossili alle fonti rinnovabili

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Le isole minori hanno tutte le carte in regola per affrontare la transizione energetica che le potrebbe portare da una dipendenza dai combustibili fossili alle fonti rinnovabili. Si aprirebbe un mondo decisamente green, quanto meno per le oltre 2200 isole abitate nell’Unione Europea. In questi siti si fa ancora oggi riferimento al petrolio e derivati, malgrado le potenzialità per essere autonome energeticamente grazie all’energia solare, eolica e da moto ondoso.

Grazie all’adozione di rinnovabili combinate con soluzioni di energy storage e di efficienza energetica, oltre che sistemi di smart lighting e avviando una politica di sostegno e uso della mobilità elettrica potrebbero trasformarsi in isole green. Un obiettivo possibile e per 26 di esse si trasformerà in realtà grazie all’iniziativa europea Clean Energy for EU Islands.

Salina, Favignana e Pantelleria pronte alla transizione energetica

26 isole europee hanno ufficialmente dato il via alla transizione verso l’uso di green energy con il sostegno del Segretariato della Commissione europea, che funge da sportello unico per la comunità insulari europee che vogliono passare alle energie pulite. L’iniziativa si svolgerà in due fasi: nella prima sei isole svilupperanno e pubblicheranno i loro programmi di transizione verso l’energia pulita entro l’estate 2019; le altre lo faranno l’anno successivo. Tre isole minori italiane sono considerate: nella fase uno è chiamata Salina, mentre Favignana e Pantelleria sono comprese nella fase due.

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Isola di Salina

Salina è la seconda isola più grande delle Eolie, patrimonio Unesco. Definita la più verde dell’arcipelago, è un autentico paradiso, ma con un limite: consuma annualmente 1.800 tonnellate di gasolio e gas di petrolio liquefatto, ossia oltre il 70% del consumo energetico dell’isola. Da qui la decisione di cambiare strada. Prima di tutto ha firmato il Patto delle Isole nel 2013, seguita dall’istituzione del PAES – Piani d’Azione per l’Energia Sostenibile con obiettivi chiari per il 2020. Da allora, l’isola ha preso iniziative per promuovere l’ecoturismo e ridurre l’inquinamento e il degrado ambientale, e prevede di attuare misure di efficienza energetica e di risparmio energetico.

Anche Favignana e Pantelleria sono state coinvolte. La seconda, in particolare, troverà il sostegno del Politecnico di Torino. L’ateneo piemontese è attivo da anni nella sperimentazione di fonti energetiche alternative sull’isola, anche in progetti per energia da moto ondoso ed è riuscito a coinvolgere Regione Sicilia e tutti i soggetti del territorio a cogliere questo obiettivo.

Le isole minori che ce l’hanno fatta a diventare green

Salina, Favignana e Pantelleria fanno anche parte delle 20 isole minori abitate e non interconnesse con la rete elettrica su cui si è focalizzata l’attenzione di Legambiente. Essa ha predisposto un rapporto dedicato, “Isole Sostenibili” da cui emerge che qualcosa è stato fatto. Il fotovoltaico è la fonte rinnovabile più diffusa sulle isole, mentre l’eolico, nonostante le condizioni favorevoli, è presente soltanto a Pantelleria con 2 micro generatori. Sempre in termini di green energy, Pantelleria è la più importante per capacità installata, con 20,8 mq di solare termico, 449 kW di solare fotovoltaico e 32 kW di eolico. A Lipari, sul Monte S. Angelo, dal 2012 è in funzione la centrale fotovoltaica più grande delle isole minori (1120 kW).

Ma la strada verso l’autosufficienza è lunga: occorrerebbe prendere spunto da chi nel mondo è in cammino verso l’obiettivo 100% rinnovabile. Lo sono 36 isole in tutto il mondo, dal Pacifico all’Atlantico, dai Mari del Nord all’Australia, sempre segnalate da Legambiente, ricordando a questo proposito che: “L’interesse di queste esperienze sta, anche, nel fatto che i risultati sono stati raggiunti valorizzando le risorse naturali locali e stimolando le economie del territorio, coinvolgendo le comunità di residenti”.

Ce la stanno facendo realtà molto piccole, come gli atolli polinesiani di Funafuti e Vaitupu, 7500 abitanti in due, che hanno una capacità rispettivamente di 500 (tutti con impianti su tetti) e 46 kW di fotovoltaico ma il cui governo di Tuvalu intende arrivare al 100% entro il 2020. C’è già chi è riuscito: l’isolotto di King Island, in Australia, dove vivono duemila persone, è stato il primo sistema insulare ibrido (fotovoltaico, eolico e accumulo) a raggiungere il 100% di copertura rinnovabile sulla scala del MW.

Andrea Ballocchi
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Giornalista freelance, si occupa da anni di tematiche legate alle energie rinnovabili ed efficienza energetica, edilizia e in generale a tutto quanto è legato al concetto di sostenibilità. Appassionato praticante di ciclismo, è autore del libro “Una vita da gregario” (La Memoria del Mondo editrice, prefazione di Vincenzo Nibali) e di un manuale “manutenzione della bicicletta”, edito da Giunti/Demetra.