Una buona illuminazione migliora l’esperienza visiva

Illuminare al meglio i beni artistici richiede soluzioni e prodotti di alta qualità in termini di tonalità della luce e resa cromatica al fine di valorizzare l’esperienza visiva delle opere

illuminazione espositiva

L’illuminazione in gallerie, musei dove sono presenti opere d’arte richiede particolare attenzione sia per la tipologia di luce impiegata sia per il posizionamento dei corpi illuminanti.
La funzione della luce è soprattutto quella di facilitare la fruizione delle opere e valorizzarne il loro aspetto e garantire che la luce non danneggi i materiali che potrebbero risultare sensibili a determinate lunghezze d’onda.

Una buona illuminazione museale richiede apparecchi in grado di coniugare distribuzione luminosa, resa cromatica, efficienza energetica ed estetica.
Abbiamo chiesto a DGA, azienda toscana specializzata in illuminazione espositiva e per retail, di raccontarci la sua idea per una buona luce museale. Il case study e i prodotti che ci hanno illustrato mostrano un’attenzione particolare alla percezione visiva e al visitatore

I requisiti richiesti per una buona illuminazione museale

Un prodotto, per illuminare al meglio beni artistici, deve essere di alta qualità in termini di tonalità della luce e resa cromatica, avere un corpo minimale per non distogliere l’attenzione dall’opera ed essere posizionato ed accessoriato al fine di ridurre abbagliamenti e riflessioni. Oltre a quelli indicati, vi sono altri possibili parametri che si riferiscono a scelte progettuali, utili a leggere e interpretare lo spazio e gli elementi in esso contenuti.

È necessario coniugare un’approfondita conoscenza storica, linguistica ed estetica dei beni artistici da esporre, con un’attenzione massima all’aspetto conservativo delle opere ed un’ottima conoscenza delle tecniche di illuminazione più avanzate.

Illuminazione espositiva con DGA TonoIl progetto illuminotecnico adottato per la mostra Migrants Licari

L’artista Giuseppe Licari ha scelto TONO 3°, un proiettore piccolo ed efficiente con un fascio strettissimo atto a focalizzare l’attenzione unicamente sugli espositori, escludendo tutto il resto.

La sua installazione consiste nella selezione di 16 pietre, scorie dell’industria siderurgica, presentate come gemme preziose su plinti, nella più totale oscurità. Il titolo del lavoro si riferisce alle ondate migratorie che durante il XX secolo sono diventate le basi per lo sviluppo industriale e l’indipendenza finanziaria del Lussemburgo come lo conosciamo oggi.

La luce d’accento, carica di ombre e contrasti, come scelta per riflettere la drammaticità e inesorabilità del contenuto.

Qual è la sfida maggiore nell’illuminazione museale?

La luce ha un ruolo essenziale negli allestimenti di beni artistici che mette in scena come una vera regista. Una sapiente progettazione luminosa esalta il canale emozionale dello spettatore senza alterare l’interpretazione del messaggio veicolato dalle opere. Far dialogare in modo armonico elementi diversi per forma, stile e materiale assicura l’orientamento del visitatore e la chiara leggibilità del percorso artistico.

Come procedete per illuminare correttamente una statua? E un dipinto?

La differenza tra l’illuminazione di una statua e quella di un dipinto è data da tre componenti: tridimensionalità, collocazione e cromaticità.

Una statua richiede un’illuminazione d’accento principale che cada di lato e frontalmente all’oggetto, un’illuminazione di riempimento, più morbida, che proviene sempre dal davanti ma dal lato opposto e una in controluce che illumina da dietro. L’angolo ottimale d’inclinazione dell’oggetto rispetto alla verticale è di 30°, così da evitare riflessi troppo intensi o ombre indesiderate. Il contributo di diversi tipi di illuminazione genera così un equilibrio delle ombre ed una corretta visione tridimensionale dell’oggetto.

L’illuminazione dei dipinti presuppone l’individuazione della posizione rispetto allo sfondo e l’esaltazione cromatica dell’opera.

I coni luminosi dei proiettori, meglio ancora se sagomati per incorniciare al meglio il dipinto, devono disporre di un alto indice di resa cromatica (IRC), valore che identifica la capacità di una sorgente luminosa di riprodurre fedelmente i colori, inoltre un significativo contrasto di luminosità accresce la rilevanza dell’oggetto rispetto al contesto. Un altro parametro da considerare è la Temperatura di Colore da calcolare in base alle tonalità predominanti: luce sui 3000 K per i toni caldi, 5000 K per i freddi, mista per le situazioni intermedie. L’equilibrio tra luminanza, resa del colore e tonalità della luce è l’obiettivo di ogni illuminazione museale.

Quale opera vi piacerebbe illuminare? E come lo fareste?

DGA da sempre specializzata nella tecnologia LED e nella miniaturizzazione del prodotto, da qualche tempo sta sviluppando anche un’altra competenza, ovvero la possibilità di regolare il fascio luminoso. Ci piacerebbe illuminare un’opera dinamica, per esempio una performance di Marina Abramovic adattando la luce alla scena. Il nuovo prodotto Aurora Zoom si presterebbe perfettamente a questo scopo: corpo contenuto e pulito con un’ottica zoom che modifica il cono luminoso da 8° a 50°. Le nuove tecnologie consentono di progettare una luce efficace, dinamica, flessibile e adattabile. La “buona luce” è senza alcun dubbio fra i principali fattori di successo di un’esposizione artistica.

Andrea Calatroni
Informazioni su Andrea Calatroni 8 Articoli
Giornalista freelance specializzato sulla luce, ha diverse collaborazioni attive con riviste di settore, è contributor per blog con contenuti sulla luce decorativa e di design. Come copywriter ha collaborato con aziende d’illuminazione e lighting designer italiani