10 cose che è bene sapere sull’auto elettrica – II parte

Sulla auto elettrica c’è molta disinformazione. Per cercare di chiarire alcuni luoghi comuni o per rispondere ad alcune informazioni false o poco chiare abbiamo preparato un decalogo: ecco i 5 punti rimanenti!

auto elettrica 10 cose da sapere ElettricoMagazine

Abbiamo visto come l’auto elettrica offra interessanti opportunità e non rappresenti più la “cenerentola” della mobilità: veicoli confortevoli, buona autonomia e risparmio sui costi di gestione sono solo alcuni dei vantaggi di questi mezzi.
Proseguiamo con l’analisi dei benefici della mobilità elettrica e vediamo ora cos’altro ha da offrire!

6 – Litio e cobalto, materie prime fondamentali, impattano sull’ambiente

Purtroppo è vero: le miniere di cobalto sono fonte di grave sfruttamento. Si stanno promuovendo iniziative come Ethical Cobalt o la creazione di miniere Conflict free. Nel frattempo, la ricerca prosegue e la speranza è che si arrivi alla graduale sostituzione dei catodi di cobalto con altri materiali. C’è già chi, come Tesla, sta eliminando il cobalto dalle batterie delle proprie auto.

Batteria Litio

Anche nel caso del litio, che proviene prevalentemente da deserti salati, occorre porre attenzione al suo sfruttamento dato che questi luoghi sono ecosistemi delicati.

Cobalto e litio hanno certamente i loro vincoli ambientali e sociali di cui tenere conto. Va però detto che l’Italia, grazie alla emobility, potrebbe ridurre le perdite economiche dovute all’importazione di combustibili fossili per i trasporti e l’esposizione dei consumatori alla volatilità dei prezzi del petrolio, sostituendo il petrolio importato con la propria energia generata dal sole e dal vento. Come evidenzia lo studio “Fuelling Italy’s Future”, coordinato dalla European Climate Foundation, da Transport & Environment e dalla Fondazione Centro Studi Enel, lo scorso anno il nostro Paese ha importato 15,9 milioni di tonnellate di prodotti petroliferi raffinati. Secondo lo studio, “se si tagliassero le importazioni di petrolio, si potrebbe ottenere un risparmio cumulato di circa 21 miliardi di euro entro il 2030 e di 377 miliardi di euro entro il 2050, determinando una ripresa della bilancia commerciale italiana”.
A livello di salute, la transizione verso una mobilità a emissioni ridotte o zero permetterebbe di aumentare la qualità di vita: pensiamo che oggi in Italia, si contano più di 1.500 decessi prematuri per milione di abitanti l’anno dovuti all’inquinamento atmosferico.

7 – Oltre a litio e cobalto, non ci sono alternative allo sviluppo delle batterie per l’emobility

Per quanto riguarda il prossimo futuro sono già allo studio alternative: per esempio le batterie al sodio, ma si sta facendo ricerca anche quelle al solfuro di magnesio, oppure ci sono ricerche avanzate anche a proposito della tecnologia allo zinco. Si pensi anche alla batteria allo stato solido, che garantiscono una maggiore densità a costi decisamente più contenuti, oltre a essere più leggere, affidabili, più facilmente stoccabili e non infiammabili. Tra l’altro è stata ideata e brevettata una soluzione che utilizza il vetro come elettrolita e un anodo di materiale alcalino, ben più economico del litio e capace di portare le doti di autonomia a svariate centinaia di km in più rispetto al modello oggi migliore sul mercato.

8 – Le batterie, una volta arrivate a fine vita, sono difficili da riciclare

riciclo batterieSeppure ancora di nicchia, il mercato EV in Italia dovrebbe già contare su 11mila auto immatricolate nel 2020 tra 100% elettriche, ibride e plug-in. Si tratta in ogni caso di veicoli dotati di batterie agli ioni di litio, difficili da riciclare. Ma la difficoltà può divenire una grande opportunità. Lo ha evidenziato il consorzio Cobat in occasione del recente Ecomondo tramite il suo presidente, Giancarlo Morandi, che ha segnalato come sia già attivo un progetto con Enel e Class Onlus, che si avvale del supporto di CNR e Politecnico di Milano, finalizzato ad allungare la vita alle batterie. Nell’occasione ha affermato: “stiamo studiando un sistema per riutilizzare gli accumulatori che, pur avendo ormai una capacità di carica troppo bassa per alimentare un’automobile, possono essere riutilizzati e riassemblati in pacchi di storage per lo stoccaggio di energia da fonti rinnovabili. E se proprio non potranno più essere riutilizzate, siamo al lavoro con il Consiglio Nazionale delle Ricerche per individuare una tecnologia ambientalmente ed economicamente sostenibile per riciclarle”.

Una batteria agli ioni di litio non più in grado di alimentare un EV, ha però ancora l’80% circa della sua capacità – solo non è più in grado di essere ricaricata abbastanza velocemente.

Già in altri Paesi il riciclo di queste parti a fine vita negli EV sono utilizzate per altri scopi: in Giappone a Namie trovano nuova vita per alimentare i lampioni stradali. A Goteborg (Svezia), e a Londra sono impiegate, in alcuni edifici, per accumulare l’energia elettrica prodotta dai pannelli fotovoltaici sui tetti. Non solo: terminato anche il loro secondo ciclo di vita, possono trovare nuovo impiego per utilizzi a più basso consumo oppure debitamente lavorate per estrarre le materie prime utili per nuove batterie.

Ma non è finita qui: il gruppo BMW, insieme a Northvolt e Umicore (specializzata nel riciclo di componenti tecnologici per il recupero di metalli preziosi per il loro riuso) hanno formato un consorzio finalizzato allo sviluppo di una supply chain che vede protagoniste le celle delle batterie per EV. Il progetto sta cercando di portare avanti l’industrializzazione sostenibile delle celle della batteria in Europa e l’acquisizione associata di competenze, dalla chimica cellulare allo sviluppo fino alla produzione e infine al riciclaggio. L’obiettivo principale è rendere le celle della batteria sostenibili stabilendo un ciclo di vita chiuso.

9 – Le auto elettriche sono lente, anche in accelerazione

Le auto elettriche hanno un primo grande vantaggio rispetto alle endotermiche: un rendimento molto elevato, fino all’85%. Inoltre hanno notevoli doti di coppia, ottenibile immediatamente.
Accelerazione e velocità sono paragonabili alle vetture tradizionali: per esempio, la Nissan Leaf (l’auto elettrica più venduta) – secondo i dati dichiarati dalla Casa madre – impiega 7,9 secondi per passare da 0 a 100 km/h per una velocità massima di 144 km/h.
Se poi ci si spinge su supercar, le doti di accelerazione e di velocità massima non hanno da invidiare nulla a una vettura convenzionale.

10 – L’auto elettrica è cara

auto elettricaIl prezzo è ancora il principale ostacolo all’acquisto di un’auto elettrica, specie se paragoniamo un’utilitaria “a spina” a una classica benzina o diesel. Il discorso cambia se si considerano i costi relativi alla vita utile dell’auto.

Una EV non ha bisogno di effettuare cambio dell’olio, per esempio, ma soprattutto ha molti meno parti motore, che si traducono in minori costi di gestione. Inoltre un pieno di una vettura elettrica, in termini di ricarica, costa molto meno di una alimentata a fonti fossili. È stato calcolato che per ricaricare una vettura di media cilindrata per avere una autonomia di 100 km, il costo sia di 4 euro. Per far percorrere analoga distanza a una auto a benzina ci vogliono circa 12,5 euro.

Lo riporta Enel X, dichiarando che: “tutti i consumi sono calcolati su una Volkswagen Golf – ambito urbano; i prezzi dei carburanti sono calcolati come media 2017 (Gennaio-Maggio) secondo fonte MiSE/DG SAIE; i prezzi dell’elettricità sono calcolati secondo fonte AEEGSI; nel caso dell’auto elettrica si considera un’auto con autonomia di 200 km e batteria da 30 kWh”.

L’intero articolo, con le 10 cose che è bene sapere sull’auto elettrica, può essere scaricato da questo link.

Andrea Ballocchi
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Giornalista freelance, si occupa da anni di tematiche legate alle energie rinnovabili ed efficienza energetica, edilizia e in generale a tutto quanto è legato al concetto di sostenibilità. Appassionato praticante di ciclismo, è autore del libro “Una vita da gregario” (La Memoria del Mondo editrice, prefazione di Vincenzo Nibali) e di un manuale “manutenzione della bicicletta”, edito da Giunti/Demetra.