Emobility, l’eccellenza italiana muove il popolo delle due ruote

Tra gli esempi più interessanti dell’emobility made in Italy si segnalano NITO e FIVE: una giovane startup e un’impresa di un gruppo che punta all’Industry 4.0 e a mettere in pratica i criteri nZEB

emobility italiana su due ruorte

Innovazione tecnologica, design, qualità costruttiva, attenzione all’ambiente: l’emobility made in Italy incarna il meglio in termini di prestazioni ed ecosostenibilità. Un esempio? Anche due: NITO e FIVE.

NITO, dal design all’emobility

Nuova Industria Torino: ecco svelato l’acronimo dietro cui si cela una startup molto ambiziosa. NITO nasce tre anni fa dall’idea di Cesar Mendoza, ex presidente dello IED – Istituto Europeo del Design di Torino, che è il fondatore e attuale Ceo. Produce prevalentemente motociclette e monopattini elettrici. Ha fatto bella mostra di sé a Eicma, in uno stand in cui era presente un concept di motard pieghevole.

Cesar Mendoza NITO emobility due ruote Una delle tante, decisamente originali e caratterizzate dalla qualità del design, un tratto tipico del miglior made in Italy: allo studio c’è anche una bici anch’essa pieghevole, ma le idee non mancano davvero, dallo scooter elettrico da 50cc – almeno, comparato a un cinquantino tradizionale – già in vendita. Ama definirsi come realtà della smart mobility, dallo stesso Ceo che ha diretto lo IED per 12 anni. Galeotta fu, nel 2008, una collaborazione con Tesla «con cui abbiamo seguito il modello Sedan, presentato al Salone di Ginevra», ma anche la vocazione al design applicato all’automotive e al settore dei trasporti porta Mendoza a pensare a una metodologia di trasporto più agile di un’auto.

«L’obiettivo principale è stato quello di muoversi con un mezzo dieci volte più leggero di una vettura, ma soprattutto consapevole che le città scontano problemi di mobilità che causano perdite di tempo e abbassano la qualità stessa della vita. Da lì abbiamo voluto abbinare una posizione etica legata all’ambiente che conciliasse la necessità di muoversi al design. I veicoli elettrici permettono, grazie alle caratteristiche del motore, una libertà creativa decisamente più ampia rispetto ai veicoli endotermici».

A livello motoristico, il cuore è prodotto in Cina, ma l’insieme è curato in Italia. Una scelta indotta anche dalle dimensioni del mercato della Repubblica Popolare, spiega lo stesso Mendoza: «il mercato elettrico in Europa rappresenta 15-20mila motoveicoli; quello cinese conta su 20 milioni di moto. L’idea di NITO è la combinazione del made in Italy per design e cura nell’assemblaggio con un partner cinese che sapesse garantire eccellenti standard qualitativi e grandi numeri. Ormai occorre sdoganare l’idea che i produttori cinesi siano sinonimo di bassa qualità; pensiamo, per esempio, cosa accade nel comparto degli smartphone con Huawei».

Tutta la filiera legata alla componentistica, alla selleria, è esclusivamente italiana, «mentre la parte industriale, “pesante”, viene realizzata in Cina, dove è bene dirlo si costruiscono moto elettriche da vent’anni». Ci tiene a precisare che in Italia viene svolto il 32% della realizzazione dei prodotti NITO, il resto nel continente asiatico: «questo ci permette prezzi abbordabili per prodotti di media-alta gamma, permettendo di poter vendere 20mila scooter l’anno, con benefici per tutta la supply chain» spiega.

Il risultato è un motorino decisamente sprint, a 4 kW, limite tra ciclomotore e motociclo «in grado di salire in due sulle colline torinesi; sfido a trovare un rivale elettrico con queste caratteristiche», ammette e rilancia con orgoglio il Ceo NITO. Il supermotard arriverà sul mercato accreditato a 11 kW, quindi una moto vera.

FIVE, ebike 100% italiane in una fabbrica NZEB

Fabio Gatti Five emobility due ruote italianaFare bici elettriche in Italia, non solo telai ma anche motore, è possibile: lo conferma la storia della Fabbrica Italiana Veicoli Elettrici, azienda bolognese che ha riportato in Italia la produzione inizialmente lasciata in Cina, per dedicarsi alla realizzazione di biciclette di qualità.

Fin dallo stesso “cuore”, presentato in anteprima mondiale proprio al Salone del ciclo e del motociclo dove abbiamo incontrato l’amministratore delegato, Fabio Giatti: «abbiamo iniziato seguendo la produzione della bici elettrica per quanto riguarda montaggio e verniciatura; da quest’anno abbiamo completato l’attività assemblando il motore centrale FIVE F90» capace di assicurare una coppia massima di 90 Nm «e soprattutto gestendo in toto la produzione di batterie», in modalità robotizzata all’insegna dell’Industry 4.0, che garantisce precisione e uniformità senza pari, grazie alla saldatura gestita dal robot. Lo stesso Giatti segnala che se il presente è positivo, il futuro si preannuncia ancora più interessante: «dal prossimo anno tutti i nuovi prodotti FIVE saranno completamente realizzati in Italia e ci aspettiamo un raddoppio della produzione rispetto al 2018».

Tra l’altro, la fabbrica bolognese FIVE è un vero gioiello non solo per quanto riguarda la produzione, con un magazzino automatizzato, ma anche nell’attenzione alle direttive della migliore edilizia: è infatti un edificio nZEB che, segnala con un giustificato orgoglio la stessa azienda, è il primo stabilimento presente in Italia in grado di garantire l’energia necessaria alla propria produzione.

L’attenzione all’ecosostenibilità va oltre: FIVE è parte del Gruppo Thermal, fra le cui aziende c’è Ferrari, espressamente dedicata agli Zero Energy Building, ed entrata a far parte della compagine con l’obiettivo di creare, sul panorama edile nazionale, come spiega la stessa sul proprio sito: “la prima filiera in grado di integrare costruzioni ed energia in maniera completa: dalla progettazione alla gestione energetica degli edifici.”

Andrea Ballocchi
Informazioni su Andrea Ballocchi 98 Articoli
Giornalista freelance, si occupa da anni di tematiche legate alle energie rinnovabili ed efficienza energetica, edilizia e in generale a tutto quanto è legato al concetto di sostenibilità. Appassionato praticante di ciclismo, è autore del libro “Una vita da gregario” (La Memoria del Mondo editrice, prefazione di Vincenzo Nibali) e di un manuale “manutenzione della bicicletta”, edito da Giunti/Demetra.