Mobilità sostenibile fa bene all’ambiente e alla salute

L’aria delle città d’Italia ha bisogno della mobilità sostenibile e di misure concrete per migliorare. I dati Kyoto Club e i piani di Milano, Torino e Bologna

Mobilità sostenibile report MobilitAria

La mobilità sostenibile è ancora una chimera per l’Italia e di questo ne risente la qualità dell’aria delle nostre città. Pur migliorata, è ancora lontana dal definirsi salubre. Lo sottolinea Kyoto Club, che insieme al CNR-IIA (Istituto sull’Inquinamento Atmosferico) ha pubblicato MobilitAria, uno studio che ha preso in considerazione 14 principali città italiane nel decennio 2006-2016, presentando lo stato dell’arte e alcune soluzioni per migliorare la situazione.

Mobilità sostenibile e qualità dell’aria: c’è ancora da fare

mobilità sostenibile evento Kyoto ClubDal report si evidenzia che non è stato ancora fatto abbastanza sul tema della mobilità. In Italia l’auto privata individuale ha un peso specifico ancora troppo alto negli spostamenti (oltre il 60%) e in alcune città, come Genova e Firenze, il dato non è predominante solo perché si usano moto e scooter, alimentati comunque dai combustibili fossili. Da segnalare che è aumentato l’uso dell’auto nelle città metropolitane, mentre è stabile o in calo nelle città capoluogo.

Anna Donati, coordinatrice del gruppo Mobilità sostenibile Kyoto Club, sottolinea – durante l’evento That’s Mobility 2018 – che diesel e benzina hanno la fetta decisamente più ampia del mercato, seguiti a distanza da gpl e metano.

«Invece è pressoché inesistente il comparto dei veicoli elettrici, puri o ibridi»: infatti, se si vanno a guardare le quote di auto full electric o ibride circolanti sul totale della popolazione la percentuale varia dallo 0,86% allo 00,6%. Anche gli autobus italiani non sono messi bene, anzi: «il 70% del totale delle flotte ha un’età media di 11 anni ed è composta da veicoli Euro 0, 1, 2, 3», rivela Donati.

«Abbiamo obiettivi irrinunciabili nei trasporti, l’obbligo di decarbonizzarli. Ci sono provvedimenti europei che devono spronare ad andare in questa direzione: non sarà semplice ma è comunque necessario». Quindi occorre guardare alla mobilità elettrica, per ridurre i gas serra e migliorare la qualità dell’aria.

«I limiti di legge sono accettabili su un piano realistico/politico, ma non sufficienti su quello della tutela della salute», sottolinea la coordinatrice del gruppo Mobilità sostenibile Kyoto Club, segnalando alcuni provvedimenti da adottare per far crescere l’emobility:

  • serve una strategia nazionale, incentivi dedicati, magari già nella prossima legge di Bilancio;
  • occorre attuare il Piano Nazionale Infrastrutturale per la Ricarica dei veicoli alimentati ad energia Elettrica;
  • è necessaria una riforma del Codice della Strada, che identifichi i veicoli elettrici;
  • serve una revisione sia dei pedaggi sia dei servizi offerti sulle tratte autostradali che, da una parte, siano premianti per chi circola con un veicolo elettrico e dall’altra preveda punti di ricarica e unità di assistenza dedicate;
  • occorre maggiore chiarezza di vedute sui Pums (Piani urbani per la mobilità sostenibile) con target specifici così pure i piani regionali prevedano interventi più forti in tema di qualità dell’aria.

Un tema su cui va posta molta attenzione: basta guardare ai dati di MobilitAria, presentati da Francesco Pernacchini, di CNR-IIA. «In Europa negli ultimi anni c’è stato un miglioramento in termini di riduzione dei livelli di inquinamento, tuttavia la situazione non è delle migliori, soprattutto se si vanno a considerare biossido di azoto e il particolato». Quantità elevate di sostanze inquinanti vanno a impattare in modo pesante sulla salute.

«Secondo l’Agenzia Europea per l’Ambiente, a causa degli effetti solo del PM 2,5 si contano ogni anno oltre 400mila morti»; a questi si aggiungono le svariate migliaia di decessi causati dagli agenti cancerogeni dalle sostanze emissive come biossido di azoto e ozono. «A proposito dell’Italia, nell’analisi delle 14 principali città, si è assistito a un miglioramento diffuso, ma occorre fare molto per riportarle nei limiti accettabili per la salute».

Per esempio, le concentrazioni di PM10 sono sì calate e nel corso dell’anno, «ma tali diminuzioni non si accompagnano al rispetto dei valori d’inquinamento sulla media giornaliera», precisa.

Milano pronta all’area B

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Rapporto MobilitAria – La mobilità urbana a Milano

Diverse città hanno però cominciato a lavorare da tempo per rendere più sostenibile sia la mobilità sia l’aria che si respira. Casi d’eccellenza ce ne sono, a partire da Milano. L’area C ha fatto scuola, ma da gennaio 2019 vedrà il via l’area B, corrispondente a più del 70% del territorio cittadino, off limits per i veicoli più inquinati, ovvero benzina euro 0 e diesel euro 0, 1, 2, 3 (ed euro 4 a partire da ottobre 2019). L’ingresso merci nell’area C, per una fascia oraria delimitata, è aperto solo a veicoli elettrici «una misura che ha visto il raddoppio degli ingressi EV medi giornalieri nell’ultimo anno», passando da 250 a 500.

Ma non solo: è stato attivato un sistema di incentivi per convertirsi a mezzi più ecologici, anche se non esclusivamente elettrici. «Crediamo che questa progressione verso una mobilità più pulita sia necessaria; ma devono essere ragionevoli, ovvero va costruito un percorso così da renderla sempre più sostenibile».

Altri progetti sono al lavoro, specie nel trasporto pubblico, con una manovra tariffaria che renda più abbordabile economicamente l’accesso extraurbano con la riduzione dei prezzi degli abbonamenti mensili e annuali, prevedendo anche collegamenti di abbonamento con il servizio di bike sharing. L’elettrificazione della mobilità procederà anche con lo sviluppo delle infrastrutture, con linee guida ad hoc, un accordo con Atm per l’acquisto esclusivo di bus elettrici e lo stimolo allo “e-sharing”.

Emobility premiata col road pricing a Torino

vetture torino
Rapporto MobilitAria – La mobilità urbana a Milano

Torino, una delle città più inquinante d’Europa, sta pensando di introdurre una soluzione alternativa alla Ztl, «misura sperimentale dal 1996» sottolinea l’assessora alla mobilità del Comune, Marina Lapietra. La misura al vaglio potrebbe aver nome road pricing, ovvero l’ingresso a pagamento dei veicoli nelle zone centrali delle città legate alle ore di sosta. Inoltre, ci sarà il blocco in tutta l’area metropolitana dei veicoli diesel fino all’euro 3.

Lapietra, spiegando la decisione rivela: «abbiamo scoperto che il 25% dei veicoli circolanti non è assicurato, una percentuale altissima, con mezzi vecchi anche di 50 anni». Con il nuovo sistema di road pricing il costo variabile sarà legato alla capacità inquinante di ogni veicolo: chi più inquina più paga. La misura è volta a premiare i veicoli elettrici e ibridi che potranno accedere gratis.

In tema di veicoli “a spina” Torino vanta «la flotta di bus elettrici più ampia d’Italia», ricorda l’assessora. Segnala che sarà emesso un bando per infrastrutturare la città con colonnine. Già oggi ce ne sono una decina, quindi 20 postazioni di ricarica. Si prevede anche la possibilità di avviare una flotta di battelli elettrici per la navigazione turistica nel Po.

Infine, rammenta Enertun, brevetto avviato dal Politecnico di Torino legato al trasporto pubblico e al riscaldamento. In pratica, grazie al calore proveniente dai cantieri della metropolitana sarà possibile riscaldare e raffrescare gli edifici residenziali presenti lungo tutta la tratta.

A Bologna la mobilità sostenibile ha un piano

Il capoluogo emiliano-romagnolo sulla mobilità fa scuola: il Comune, d’intesa con la città metropolitana, ha deciso di avviare un Piano urbano della Mobilità sostenibile (Pums) di area vasta, il primo e l’unico in Italia ad averlo fatto.

«È stata una scelta coraggiosa, ma necessaria, coadiuvata da un tessuto istituzionale abituato alla aggregazione delle amministrazioni locali: così l’area metropolitana vede l’unione dei Comuni e la collaborazione. Grazie a questa sinergia siamo arrivati a un piano e a obiettivi molto sfidanti, contando che ogni giorno in città contiamo 2 milioni e 700mila spostamenti, il Pums conta di ridurne quasi 450mila».

Da qui il proposito necessario di intervenire sul livello periferico, tramite il potenziamento e il cambiamento del trasporto pubblico. «Il primo obiettivo è portare il tram in città, con 4 linee nuove: il progetto della prima sarà presentato a dicembre.

Il Pums ci consente di allineare gli obiettivi della mobilità sostenibile con la qualità dell’aria». Da qui ricorda le misure antismog che verranno attuate da ottobre 2018 a marzo 2019 come previsto dal Piano Aria Integrato Regionale (PAIR 2020) e da quest’anno le limitazioni, oltre alle classi più inquinanti diesel e benzina, riguarderanno anche i veicoli diesel euro 4. Si arriva poi alla ztl nel centro storico, attuato da anni e che sarà sottoposto a misure green: «al 2025 l’obiettivo è trasformare la zona traffico limitato in ztl verde, allineandola al piano della qualità dell’aria». Il traguardo finale è ambizioso: arrivare al 2030 a permettere l’accesso al centro solo a mezzi elettrici.

Andrea Ballocchi
Informazioni su Andrea Ballocchi 93 Articoli
Giornalista freelance, si occupa da anni di tematiche legate alle energie rinnovabili ed efficienza energetica, edilizia e in generale a tutto quanto è legato al concetto di sostenibilità. Appassionato praticante di ciclismo, è autore del libro “Una vita da gregario” (La Memoria del Mondo editrice, prefazione di Vincenzo Nibali) e di un manuale “manutenzione della bicicletta”, edito da Giunti/Demetra.