Il mercato elettrico si muove, tra progressi e ostacoli

L’evoluzione tecnologica porta allo sviluppo di nuovi paradigmi energetici, che risentono però di vari ostacoli. L’analisi dell’Electricity Market Report

Il mercato elettrico è quanto mai in evoluzione e tende a guardare con sempre maggiore attenzione ai prosumer. Lo indica l’UE, attraverso la Commissione Europea e il suo Energy Clean Package, tra le cui proposte legislative vi è l’introduzione della definizione giuridica di auto-consumatore di energia da fonti rinnovabili, il prosumer appunto. Inoltre, è proposto anche l’obbligo per gli Stati membri di autorizzare e regolare l’auto-consumo senza che esso sia soggetto a oneri sproporzionati, nonché l’inserimento di un articolo dedicato alla produzione, al consumo, allo storage e alla vendita di energia da parte delle renewable energy community, ovvero comunità energetiche, che possono essere anche PMI.

Comunità energetiche, distretti commerciali e industriali dove prosumer e consumer si scambiano energia, aggregatori virtuali e sistemi di storage elettrico diffuso sono tutti termini che fino a qualche anno fa sarebbero stati solo un argomento tra la scienza e il fantasy mentre ora sono opzioni in divenire.

Però “niente di tutto questo ancora in Italia è reale: si sono avviate nel 2018 le prime sperimentazioni con risultati incoraggianti, approvate e sotto il controllo di Arena, ma la strada è ancora lunga e tortuosa”. A sottolinearlo è l’Electricity Market Report, dell’Energy&Strategy Group – School of Management Politecnico di Milano. Un punto di vista importante su cui riflettere per il presente e il futuro del mercato elettrico.

Mercato elettrico: spazio ai prosumer e alle configurazioni “virtuali”

«In Italia a oggi non è consentito l’autoconsumo collettivo, limitato all’utenza unica, ma in uno scenario di apertura progressiva si inserisce la delibera 874 di Arera di fine 2017 con cui è stato parzialmente ampliato lo spettro di possibili utenze da ricondurre al concetto di auto-consumo: tra queste quelle complementari e quelle del cliente finale presenti all’interno di un’area industriale, che rientrano nel concetto di unica utenza, come pure garage e solai di un condominio possono essere ricondotti al concetto di auto approvvigionamento così anche impianti di un condominio in aree condominiali possono essere serviti dalla linea elettrica dello stabile». Lo afferma Vittorio Chiesa, Direttore del think tank accademico milanese.

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Le possibili configurazioni del mercato elettrico

Accanto a questa vi è un’altra strada che si è creata, rappresentata dalle configurazioni elettriche “virtuali”, «conseguenza della grande diffusione della generazione distribuita e anche della gestione dell’energia con le tecnologie digitali che hanno abilitato determinate soluzioni. La convergenza di questi due fenomeni e la volontà di aprire al mercato la possibilità che queste soluzioni offrano al mercato determinati servizi ha permesso di concepire questo tipo di soluzioni virtuali, ovvero aggregazioni di unità di produzione e consumo non localizzate nel medesimo sito».

Tale opportunità apre le porte a un ruolo potenzialmente coperto da operatori già presenti sul mercato oppure da nuovi nella veste di balancing service provider, ovvero il soggetto che coordina le attività. Lo snodo cruciale è rappresentato dalla introduzione della delibera 300/2017 da parte dell’Arena, che ha avviato con Terna una serie di progetti pilota finalizzati alla generazione distribuita di partecipare al Mercato dei Servizi di Dispacciamento, creando così unità virtuali aggregate, dando vita alla figura dell’aggregatore e consentendo a queste realtà di offrire servizi all’MSD. Sono state quindi introdotte le Unità Virtuali Abilitate (UVA) e, appunto, la nuova figura nodale dell’aggregatore, in qualità di abilitatore della partecipazione delle unità non rilevanti al Mercato dei Servizi di Dispacciamento (MSD).

Le Unità Virtuali Abilitate e le configurazioni

Sono quattro le possibili configurazioni “virtuali” nel nostro mercato elettrico: UVAC, UVAP, UVAM, UVAN.

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Le quattro possibili configurazioni “virtuali” nel mercato elettrico

Le prime sono caratterizzate dalla presenza di sole unità di consumo, cioè impianti per il consumo di energia elettrica connessi a una rete pubblica tali che il prelievo complessivo di energia sia utilizzato per un singolo impiego o finalità produttiva.

Fino a settembre 2018 sono stati abilitati 516 MW di UVAC e di questi, solo nel periodo giugno-settembre, sono stati contrattualizzati a termine 288 MW. Da giugno 2017 ad aprile 2018 sono stati movimentati circa 700 MWh, i tre quarti dei quali correttamente forniti, in termini di riduzione di consumo o di immissione da parte degli impianti misti.

Le UVAP sono caratterizzate dalla presenza di sole unità di produzione non rilevanti, ovvero con potenza complessiva dei gruppi di generazione associati inferiore a 10 MVA, sistemi di accumulo inclusi. Il progetto pilota per questa tipologia di aggregatore è ufficialmente iniziato a novembre 2017 e a oggi si hanno circa 100 MW già abilitati. Anche in questo caso sono stati movimentati circa 700 MWh fino ad aprile 2018, con un’affidabilità di oltre il 75%.

Le UVAM sono caratterizzate dalla presenza sia di unità di produzione non rilevanti, inclusi i sistemi di accumulo, “stand alone” o abbinati a UP non rilevanti e/o a unità di consumo, sia di unità di consumo, incluse quelle che prestano il servizio di interrompibilità. Il progetto pilota per questa tipologia di aggregatore si pensa possa effettivamente essere operativo tra la fine 2018 e inizio 2019. In quest’ultima configurazione andranno a confluire sia le UVAC sia le UVAP.

Per quanto riguarda infine le UVAN (dove la N sta per “Nodali”) non vi sono progetti in corso.

Configurazioni virtuali nel mondo: la situazione

Se la situazione di queste configurazioni, a livello progettuale italiano, è ai primordi, lo è anche a livello mondiale: infatti, sono solo 197 quelli classificabili come progetti di configurazioni elettriche fisiche, in particolare micro-reti, e “virtuali”. A fare la parte del gigante è l’America, con il 50,8%; a seguire ci sono Asia (23,4%), Africa (10,7%), Europa (7,6%), Australia (6,6%) e Antartide (1%).

Sul totale dei progetti, quelli già attivi sono 146, ovvero il 74%, mentre il restante 26% si suddivide tra la fase iniziale di progettazione (23%) e di costruzione (3%). Segnala ancora il report che “due terzi sono riconducibili alle configurazioni fisiche, ma ben 47, già operativi, sono virtuali e rappresentano il 24% del campione. Il 61% è alimentato sia da energie rinnovabili sia da fonti tradizionali, mentre il 34% alimenta la rete solamente con energie rinnovabili. I pannelli fotovoltaici sono la tecnologia maggiormente utilizzata (63%), seguita da eolico (31%), idroelettrico (5%) e biomassa (1%). Il 56%, inoltre, a supporto degli impianti ha installato anche sistemi di accumulo”.

Configurazioni fisiche e virtuali
Il quadro sui progetti pilota italiani mostra i primi timidi tentativi di applicazione di configurazioni virtuali. Anche a livello globale la diffusione di queste configurazioni è da considerarsi ancora a livello embrionale

 

Andrea Ballocchi
Informazioni su Andrea Ballocchi 93 Articoli
Giornalista freelance, si occupa da anni di tematiche legate alle energie rinnovabili ed efficienza energetica, edilizia e in generale a tutto quanto è legato al concetto di sostenibilità. Appassionato praticante di ciclismo, è autore del libro “Una vita da gregario” (La Memoria del Mondo editrice, prefazione di Vincenzo Nibali) e di un manuale “manutenzione della bicicletta”, edito da Giunti/Demetra.