Fotovoltaico più efficiente e green con l’economia circolare

Meno impatto ambientale e più efficienza nella produzione e nel trattamento fine vita del fotovoltaico è possibile e conviene: esempi di economia circolare nei progetti UE Eco-Solar e Circusol

Economia circolare fotovoltaico

L’economia circolare può essere un ottimo alleato del fotovoltaico, per migliorare l’efficienza e ridurre l’impatto ambientale dell’intera catena del valore nella produzione delle celle solari. Come? Minimizzando gli sprechi e assicurando che i componenti di valore non finiscano in discarica.

Il percorso è possibile ed è affrontato dal progetto europeo Eco-Solar, il cui obiettivo è proprio quello di prevedere una value-chain integrata per produrre e implementare i pannelli solari nel modo più ecologico, considerando la riconversione dei loro componenti a fine vita e del riutilizzo dei materiali. Inoltre, Eco-Solar intende dimostrare che durante la loro vita, i singoli pannelli possono essere monitorati, in modo che quelli difettosi possano essere facilmente identificati, riparati o sostituiti. Sempre nell’ottica del riuso e riciclo è stato avviato anche il progetto UE Circusol in cui ci si concentra su un modello di business collaborativo al cui centro c’è il fornitore di pannelli fotovoltaici.

Economia circolare ed efficienza, il progetto Eco-Solar

Il progetto Eco-Solar è partito dall’analisi del modello produttivo alla base del fotovoltaico che è dispendioso e non considera il riuso di materie prime ancora utili. Da qui l’idea di mettere in pratica i principi dell’economia circolare. Finanziato dall’UE, ha puntato a massimizzare l’efficienza delle risorse.

Tra i risultati raggiunti c’è l’introduzione di una tecnica semplice ed economica per il recupero di oltre il 95% del gas argon utilizzato per la cristallizzazione del lingotto di silicio, oltre a migliorare il processo di taglio alla base della creazione dei wafer di silicio. Tra l’altro, i partner del progetto hanno anche esaminato la possibilità di riciclare la polvere di silicio prodotta durante la formazione dei wafer di silicio, partendo dal fatto che “il 45% del materiale originale viene perso in polvere di silicio fine che finisce in discarica”, ha osservato il coordinatore del progetto, Martin Bellmann.

Altro punto su cui si sono concentrati i partner del progetto è stato quello di sperimentare diverse architetture di celle solari per ridurre al minimo l’uso di argento. Infine, hanno messo a punto un sistema automatizzato per il riconoscimento di piccoli difetti nelle celle solari.

Il riciclo collaborativo, cosa prevede il programma Circusol

Eco-Solar è uno dei progetti europei che si sono posti la necessità di mettere in atto i principi della circular economy nel processo produttivo del fotovoltaico. Oltre a ReSiELP, in cui è coinvolta Enea, va citato Circusol (Circular business models for the solar power industry). Si tratta, anche in questo caso, di un’iniziativa finanziata dal programma Horizon 2020 che intende fare dell’energia solare un settore di punta considerando l’importanza di riciclo e riuso.

Il progetto parte dalla considerazione del contributo di questa fonte rinnovabile nel soddisfare in parte la domanda di energia elettrica in Europa e la crescita del mercato fotovoltaico.

Circusol intende attuare una gestione circolare dei prodotti con percorsi di riutilizzo o rigenerazione oltre al riciclaggio, e nuovi servizi a valore aggiunto per gli utenti finali residenziali, commerciali e di pubblica utilità. Vuole sviluppare e dimostrare la fattibilità di modelli di business product-service systems (PSS) per il settore dell’energia solare, che prevedono la fornitura coesiva di prodotti e servizi, consentendone il consumo collaborativo, pratica salutare specie a favore dell’ambiente.

In concreto, ciò significa che rispetto al modello attuale in cui, raggiunto il fine vita, i pannelli entrano nel circuito dei rifiuti, col modello PSS previsto da Circusol, il fornitore, terminato il tempo utile dei pannelli, se li riprende e decide se possono ottenere una seconda vita ed essere installati altrove, oppure se devono essere inviati al riciclaggio. Il vantaggio, secondo i partner del progetto sarebbe triplice:

  • per l’ambiente, perché potrebbe ridurre i rifiuti consentendo una maggiore durata del prodotto con una manutenzione adeguata e incoraggiando l’adozione sul mercato di prodotti usati, poiché le loro prestazioni, durata e sicurezza saranno garantite dal fornitore;
  • per l’utente, in quanto tale modello potrebbe ridurre notevolmente l’investimento iniziale, assicurare prestazioni ottimali del sistema installato e ridurre al minimo i problemi durante l’intero processo;
  • per lo stesso fornitore, perché il PSS potrebbe fornire entrate diversificate e ricorrenti e relazioni a lungo termine con i clienti.
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