Energie Rinnovabili, si può fare di più

Lo chiede il Parlamento UE, lo chiedono le più importanti utility: occorre alzare il target delle rinnovabili dal 27% al 35%. Però in Italia sono in calo

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Più energia rinnovabile. A chiederlo in questi giorni sono un po’ tutti. Complice la conferenza mondiale sul clima, apertasi a Bonn e conclusasi il 17 novembre, il discorso energetico è balzato con forza in evidenza.

Il motivo è chiaro: il settore energetico è fondamentale in tema ambientale e climatico. Da una transizione verso energie pulite si gioca buona parte del destino di tutti noi ed è una transizione che passa oggi da una riduzione sempre più accentuata del ricorso alle fonti fossili, primo dei quali il carbone. Quest’ultimo oggi soddisfa un terzo circa del consumo energetico mondiale e rimane la principale fonte di produzione elettrica nel mondo, con una quota del 40%.

A Bruxelles si richiede di alzare il target delle rinnovabili

rinnovabiliIn Unione Europea il tema è quanto mai “caldo”. Se n’è parlato proprio questo mese in occasione della “ High-level conference on clean energy financing” andata in scena a Bruxelles.

In tale occasione la stessa UE ha evidenziato che per conseguire gli obiettivi comunitari utili a ridurre l’impatto sull’ambiente, occorrono ulteriori investimenti aggiuntivi: si stima, infatti, che per raggiungere gli obiettivi energetici e climatici dell’UE 2030, annualmente saranno necessari circa 379 miliardi di investimenti tra il 2020 e il 2030 da stanziare in particolare nell’efficienza energetica, nelle fonti energetiche rinnovabili e nelle infrastrutture dedicate.

Alla stessa conferenza hanno preso parte colossi del calibro di Enel. Ed è stato proprio l’amministratore delegato e direttore generale Francesco Starace a evidenziare la necessità di portare la quota prevista dall’esecutivo UE per le rinnovabili per il 2030 dal 27% al 35%.

Non solo: Enel ha presentato un appello, insieme ad altre utility come Iberdrola (Spagna), Sse (Uk), Edp (Portogallo), EnBw (Germania), Orsted (Danimarca), alle istituzioni europee, chiedendo di rivedere al rialzo i target delle rinnovabili.

Come? Elettrificando gli ambiti del riscaldamento e dei trasporti – che oggi pesano per un quarto del totale delle emissioni di CO2 – e ridefinendo un mercato dell’energia elettrica più attento alle energie rinnovabili.

Nel summit di Bruxelles si è cercato anche di individuare le barriere, burocratiche e finanziarie, che oggi ostacolano la diffusione della green energy e i possibili strumenti per superarle, per esempio la realizzazione di smart building e mirati all’efficienza energetica.
La stessa richiesta, in termini di target rivisti al 35% l’hanno fatta anche i parlamentari UE.

Dall’Italia richieste condivise…

Mentre a Bruxelles si parlava di obiettivi ambiziosi, in Italia si riprendeva l’argomento, a Rimini nella cornice di Ecomondo. Occasione: la Tavola Rotonda “Le proposte degli Stati Generali sulla Strategia Energetica Nazionale e il Piano Clima Energia” durante la quale Agostino Re Rebaudengo, vice presidente di Elettricità Futura, ha concordato con la linea di Enel e delle altre utility europee. Come affermato in una nota, Re Rebaudengo ha affermato che: “solo grazie a una maggior penetrazione elettrica nei principali settori di consumo, in particolare nei trasporti e nel residenziale, sarà possibile per l’Italia raggiungere il target europeo di riduzione delle emissioni di CO2 fra l’80 e il 95% al 2050″.

Inoltre, ha indicato nel vettore elettrico il driver fondamentale di decarbonizzazione. Quattro sono gli obiettivi per riuscirci e passano

  • dalla crescita della quota dell’energia elettrica sui consumi finali al 25% rispetto al 21% attuale;
  • dall’aumento della quota di riduzione della CO2, passando così dal 43% al al 48%;
  • dal decremento dei consumi del 40%, a fronte del 30% indicato dall’UE;
  • dalle fonti energetiche rinnovabili, il cui contributo dovrà raggiungere quantomeno il 50% del consumo finale lordo di energia.

… e uno scenario che non fa ben sperare

energia-verde_1Secondo il vice presidente di Elettricità Futura per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione occorre rendere praticabili misure atte a favorire in modo organico uno sviluppo delle rinnovabili da qui al 2030.

Posto questo, il lavoro che deve affrontare l’Italia, a livello istituzionale e non solo, è decisamente imponente partendo dallo scenario attuale.

Alcuni dati forniti in occasione degli Stati generali della Green Economy non fanno ben sperare: come segnato nella Relazione sullo Stato della Green Economy in Italia, il nostro Paese ha sì superato nel 2015 il proprio obiettivo di quota di energie rinnovabili sul consumo interno lordo con il 17,5%, a fronte di una media europea del 16,7%.

Tuttavia guardando al settore elettrico, che costituisce circa il 40% di tutte le rinnovabili, nel 2017 si sta registrando “la prima flessione assoluta a causa di un forte calo della produzione idroelettrica e dell’eolico”, segnala la Relazione.

E una cartina tornasole del momento non certo brillante delle fonti rinnovabili in Italia è rappresentato dalla diminuzione degli investimenti nelle rinnovabili, da 3,6 miliardi nel 2013 a 1,7 nel 2016.

Andrea Ballocchi
Informazioni su Andrea Ballocchi 92 Articoli
Giornalista freelance, si occupa da anni di tematiche legate alle energie rinnovabili ed efficienza energetica, edilizia e in generale a tutto quanto è legato al concetto di sostenibilità. Appassionato praticante di ciclismo, è autore del libro “Una vita da gregario” (La Memoria del Mondo editrice, prefazione di Vincenzo Nibali) e di un manuale “manutenzione della bicicletta”, edito da Giunti/Demetra.