Mercato elettrico in Italia: le energy community

Energy community, distretti commerciali e industriali dove prosumer e consumer si scambiano energia, aggregatori virtuali e sistemi di storage elettrico diffuso: l’evoluzione del mercato elettrico in Italia

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Il mercato elettrico è un sistema particolarmente complesso, sia per l’estrema diffusione e varietà “ingegneristica” delle infrastrutture e dei sotto-sistemi che lo compongono, sia per la presenza di un sistema regolatorio molto delicato, che deve mantenere gli equilibri tra fonti e impieghi di uno dei beni più preziosi, l’energia.

L’Energy & Strategy Group, nel report dedicato al mercato elettrico (Electricity Market Report) si è posto la domanda sulle prospettive delle energy community chiedendosi oggi quali siano i fattori limitanti la loro realizzazione.

Alla questione ha risposto Vittorio Chiesa, escludendo in ognuno dei casi studiati un fattore ostacolante costituito dalla tecnologia: “gli impianti fotovoltaici e i sistemi di storage sono asset ormai consolidati e diffusi sul mercato, le offerte ‘a salire’ sul Mercato dei Servizi di Dispacciamento (MSD) sono limitate all’energia disponibile in sistemi di accumulo e la capacità sempre maggiore di effettuare previsioni sull’effettiva produzione oraria mitiga l’incertezza legata alla produzione da fonti aleatorie e non programmabili. Anche i necessari sistemi di controllo e gestione, sia nelle loro componenti software che hardware, possono ritenersi affidabili e disponibili a costi non proibitivi, ancor più se si ragiona in ottica futura”.

All’opposto, ha sottolineato lo stesso direttore, tutti i casi di studio “sono bloccati dalla normativa vigente che non permette la creazione di energy community, ossia di aggregazioni di unità di consumo e produzione diverse da quella one-to-one (un’unità di consumo e una di produzione per autoapprovvigionamento). Fanno eccezione solo i progetti pilota che però al momento non rientrano nel Codice di Rete”.

Inoltre, la metà dei casi di studio ha una forte barriera economica, “trainata principalmente dagli alti costi degli impianti fotovoltaici di piccola taglia e dei sistemi di accumulo – è la disamina di Chiesa La rapida decrescita del costo delle batterie, tuttavia, dovrebbe rendere conveniente l’investimento in futuro”.

La normativa dovrà necessariamente adeguarsi: il settore elettrico mostra, infatti, di evolversi verso nuovi paradigmi che prevedono una sempre maggiore diffusione dell’autoproduzione da impianti a fonte di energia rinnovabile e che coinvolgeranno tutti gli ambiti considerati (residenziale, commerciale, industriale), anche se alcune delle configurazioni ipotizzate potranno avere una diffusione più rapida grazie ad adeguamenti normativi plausibili.

In Italia il cambiamento che ci si attende a livello regolatorio risentirà delle proposte europee, contenute nel Clean Energy Package, che intendono favorire la formazione delle cosiddette Local Energy Communities: ciascun Paese dovrà adeguarsi e sviluppare propri programmi per elaborare le misure necessarie ad affrontare le tematiche relative ad autoconsumo, prosumer ed energy community, nonché adattare gli attuali schemi incentivanti.

Secondo quanto scritto nel report c’è un’ulteriore considerazione da fare, legata sia alla sicurezza del sistema elettrico sia alla necessità di raggiungere gli obiettivi prefissati dalla Strategia Energetica nazionale: “Le simulazioni che includono la partecipazione del gestore al MSD presuppongono, inoltre, che sia effettuata l’apertura del mercato alle unità di produzione non rilevanti, come sperimentato nei progetti pilota di Terna. Qualora fosse consentito ai gestori delle community o agli aggregatori di effettuare offerte sul Mercato dei Servizi di Dispacciamento si contribuirebbe con profitto alla gestione in sicurezza del Sistema Elettrico, messa altrimenti a rischio proprio dalla presenza di numerosi impianti di generazione distribuita non programmabili, il cui incremento risulta tuttavia necessario per il raggiungimento degli ambiziosi obiettivi contenuti nella SEN”.

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